Una bellissima intervista per raccontare Audarya

08/12/2014

 

Un’intervista a firma di Andrea Giulio Pirastu, pubblicata nel nuovo numero dell’organo degli ex-allievi salesiani, Voci Fraterne, racconta con bellissime parole che cosa è Audarya e, soprattutto quali sono i sentimenti di Salvatore, ex-allievo e titolare dell’azienda insieme alla sorella Nicoletta ed al padre Enrico. Ci è piaciuta moltissimo e la pubblichiamo integralmente qui di seguito.

Intervista-Salvo

 

CIN CIN. Una storia dalla Sardegna
di Andrea Giulio Pirastu

Salvatore, 25 anni, ex-allievo salesiano di Cagliari, ed una grande passione: l’agricoltura e la viticoltura. Sceglie di fare il viticoltore sin da bambino, mestiere che definisce « una scelta di vita ». E così, ad oggi, non senza fatiche, si ritrova a capo di una nuova avventura: Audarya. Completata la vendemmia a novembre, a gennaio inizierà l’imbottigliamento e quindi la distribuzione.
«Potrei quasi dire di esser nato sotto un ceppo di vite, cosa che ha influito tantissimo nel mio percorso di vita e nelle scelte che tutti noi siamo portati a fare, soprattutto oggi, in azienda. Questo, della vigna e del vino, è un amore che ti coinvolge di cui non puoi più farne a meno; crea un legame fortissimo tra te e la terra. E’ questa la base delle mie scelte e del mio modo di fare impresa».
Siamo andati a trovare Salvatore nel cuore operativo della sua azienda, la cantina Audarya, che si trova nelle colline sinuose e verdeggianti di Serdiana. Ci ha aperto le porte, ed accolto negli spazi che, ad oggi, sono in parte occupati da grandi botti in acciaio refrigerate, ed in parte da botti in rovere massello fatte giungere sin qui dalla Francia. Un grande spazio vuoto invece accoglierà la linea di imbottigliamento e inscatolamento del vino e delle bottiglie. La produzione di vini sarà variegata: Vermentino, Nuragus, Monica, Cannonau, Bovale e Nasco… In amicizia e confidenza, gli facciamo alcune domande che riproponiamo a Voi, affinché lo possiate conoscere meglio:

Tuo nonno porta il tuo stesso nome ed oggi fai lo stesso suo bellissimo mestiere: quanto devi ai suoi insegnamenti ed al suo esempio se oggi sei anche tu un viticoltore?
Oggi mio nonno, che ha novantadue anni, rappresenta l’anima della nostra azienda: è sempre stato molto lungimirante nel suo mestiere e spero un domani di essere all’altezza del nome e del lavoro che mi ha tramandato. Ancora partecipa con grande entusiasmo alle decisioni in vigna ed in cantina; mi affascina come una persona della sua età riesca ad affrontare e, se vogliamo, ad accettare il cambiamento.
Forse è anche per questo se oggi ci definiamo un mix perfetto di tradizione e voglia di novità.
Mi ricordo un particolare, quando avevo otto-nove anni, girovagavo tra le vecchie botti nella sua casa, in un giorno di lavoro – incuriosito – nel mio piccolo cercavo di aiutare o per meglio dire disturbare, ed in quel momento entrò una persona che esclamò: “già in cantina alla tua età”?
Intimidito non risposi, ma la voce rassicurante e pacata che solo un nonno ha, rispose: “ Salvatore ha capito fin da piccolo che, chi fa il nostro mestiere, deve lavorare tanto”. Oggi mi porto dietro queste parole, indelebili, che mi accompagnano tutti i giorni.

Salvatore: studi al liceo scientifico “don Bosco” di Cagliari, poi ad agraria ed un master in marketing e comunicazione allo Ied. Come hanno influito i tuoi studi nel percorso lavorativo che stai affrontando oggi?
Credo che la vita sia fatta di opportunità, pertanto definirei il mio percorso scolastico una grande opportunità, che spesso non viene colta nell’immediato ma che man mano che cresci si rifà viva e ti accompagna in tutto. A prescindere dalle competenze che una persona acquisisce, chi più chi meno, da ogni singolo momento vissuto, tra i banchi e tra i colleghi, ti porti dietro un tassello di crescita. A riguardo, venendo da un mondo legato alla terra e totalmente diverso, aver vissuto per un anno l’esperienza di un master in marketing e comunicazione, ha cambiato totalmente il mio modo di vedere la mia azienda ed il mio lavoro, dando un impronta nuova e molto interessante a tutto ciò che ruota intorno al mio modo di fare il vino.

Come hanno influito i tuoi studi in una scuola salesiana? Raccontaci un episodio simpatico legato al liceo.
L’immagine ed il pensiero che ho quando sento scuola salesiana è “famiglia”. Rimpiango spesso la fine di un percorso fantastico e fondamentale per la mia vita come quello. Lì ho imparato tante cose, come la costanza e l’impegno in ciò che uno fa, fondamentalein una azienda vinicola. Ci sarebbero tanti episodi simpatici da raccontare; ancora oggi, quando ci s’incontra con i vecchi compagni, che oggi sono amici stupendi, passiamo ore a ricordare e raccontare aneddoti. La nostra era una classe molto particolare per il nuovo modello di scuola salesiana. Era una classe, per quasi tutto il percorso, di soli maschi! Direte che sfigato! Da un lato direi si… scherzo… ci siamo divertiti da matti e ne abbiamo combinate di tutti i colori; non posso dire di esser stato anche io uno stinco di santo. Mi ricordo le mie famigerate interrogazioni di latino, i miei compagni non le scorderanno mai, sicuramente…

Pensi che il lavoro della terra sia limitante per le tue competenze o ti occupi a tutto tondo dell’attività?
La mia attività è fantastica, due parole mi rimbombano continuamente per la testa: “senza limiti”. Senza limiti perché chi fa il mio lavoro deve gestire più aziende in una; ci si deve confrontare con il trattore, con l’economia e con lo sviluppo di un brand nello stesso momento.
L’azienda agricola viticola ha un suo ciclo, ha i suoi problemi ed è legata alla natura, nel bene e nel male; in vigna ci devi nascere e ci devi stare per conoscerla al meglio. La cantna ha un ciclo ancora diverso, trasforma l’uva in vino; lo fa affinare, crea le bottiglie ed accoglie i visitatori. La parte commerciale deve far vivere l’azienda è legata ai mercati, alle società e devi essere pronto in qualsiasi momento per spostarti spesso, anche molto lontano dalla tua casa e dalla tua terra.

L’attività di viticoltore, tramandata da tuo padre prima che da tuo nonno, quanto influisce su le tue scelte di vita? Descrivici quali sono i tuoi orari, quando ti svegli etc. La tua giornata tipo, insomma…
Purtroppo su questo non so essere preciso, perché non ho orari e qui tocchiamo argomenti delicati. La mattina mi alzo solitamente alle 6, durante l’estate alle 5, per non parlare dei periodi come la vendemmia. La mia giornata tipo, quindi, inizia molto presto. La prima tappa in cantina per aprire le porte e fare un bel giro. Poco dopo arrivano i ragazzi che vanno in vigna e, dopo aver scambiato qualche battuta, decidiamo il da farsi. Due o tre ore, in media, le trascorro con loro in vigna, poi il resto del tempo in cantina tra produzione e amministrazione. La sera mi occupo di contabilità e, in questa fase, anche di sviluppo del nuovo marchio Audarya. Non ho mai un’ ora precisa di rientro; solitamente la sera si fa tardi qua in cantina.

35 ettari di terre coltivate a vite ed una nuova avventura: Audarya. Parlaci di come è cominciata e a che punto siete ora?
Audarya è un termine in sanscrito e significa nobiltà d’animo, in senso più ampio: rispetto per la terra e per quello che facciamo. L’abbiamo scelto insieme a Nicoletta, mia sorella che attualmente studia Economia. Questo nuovo progetto, nato qualche anno fa, quando mio padre ha deciso di affrontare il passaggio generazionale, siamo partiti con parte dei vigneti e la cantina da costruire. Oggi infatti abbiamo ampliato i vigneti e abbiamo creato una cantina, che vuole essere luogo di vita per il vino e per chi viene a passare del tempo con noi.

Cosa ti auguri per il futuro? Le tue speranze e le tue aspettative per te, la tua famiglia e per l’Italia.
Le mie speranze, dunque… Chi fa il mio lavoro è sempre alla ricerca del vino perfetto, il migliore del mondo… Sognare è bello…
Ad ogni modo, mi aspetto di dare un contributo allo sviluppo bellissimo di un territorio come il nostro e di poter creare una bella famiglia, come la mia che mi ha sostenuto e mi sostiene in questo progetto. Per l’Italia mi aspetto che questo cambiamento e questa fase transitoria delicata passi il prima possibile.

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