La vista dalla cantina

Santa Maria di Sibiola

Meditterraneo

Su Stani Saliu

Terra di vento, di fatica e di vino, questa, nella zona più a sud della grande pianura della Sardegna, il Campidano. Immersi nella luce bianca e accecante delle isole, dove il vento ti strappa via anche i pensieri, da sempre si lavora l’uva e la si fa vino. Terra antica, ricca di così tante memorie che neanche il maestrale è riuscito a portarle via o il caldo che viene dal sud le ha potute cancellare, né gli uomini dimenticarle tutte. Terra che oggi vive una nuova storia in cui è sempre protagonista il vino, ma è una storia tutta da scrivere, bella da raccontare e ancora di più da vivere. Una storia che guarda avanti e che parla di futuro e innovazione, che parte da lontano e che lontano vuole arrivare.

L’area in cui oggi si trova Serdiana è stata abitata sin dal Neolitico. Nel corso dei secoli ha visto il passaggio della civiltà nuragica prima, del punico dopo e poi il romano. Dopo la dominazione vandalica e bizantina, Serdiana fece parte dei giudicati di Cagliari, nel Medioevo. La costruzione della chiesa di Santa Maria di Sibiola risale al 1125.
Nel 1257, Serdiana passò al Giudicato di Arborea e poi alla Repubblica di Pisa nel 1297; poi divenne Aragonese nel 1323 e spagnola fino al 1720.
L’impianto urbano del villaggio riflette ancora il nucleo abitativo originale del centro. Il centro storico di Serdiana conserva ancora, in effetti, un layout chiaramente di origini arabo-spagnole.
Serdiana si trova a pochi chilometri da Su Stani Saliu, sede di una ricca fauna, tra cui i famosi fenicotteri rosa, ora stabiliti a Cagliari, e una vasta popolazione di cavalieri d’Italia.
Serdiana è sempre stata un fiorente centro agricolo. Attualmente è famoso per la produzione di uva.

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