La versione di Filippo Cassano

28/10/2015

Intervista allo Chef Filippo Cassano

Venerdì sarà finalmente online la prima ricetta del Camminera Show Cooking, l’antipasto. Abbiamo incontrato chef Filippo Cassano che ci ha raccontato lo spirito che c’è dietro queste sue tre proposte e il comune denominatore che le lega.

“Semplicità è la parola d’ordine.” – ci dice Filippo – “Volevo delle ricette facili da eseguire per chiunque, con ingredienti reperibili senza difficoltà e non costosi: una cucina per tutti, insomma, ma sfiziosa, bella da vedere, da assaggiare, magari da proporre in una serata con amici. Veloce anche da preparare. La cucina semplice può essere bellissima e, con pochi accorgimenti e un po’ di amore, diventa grande cucina.”

Soddisfazione e semplicità, dunque, ma il legame con il vino Camminera?

“È l’atteggiamento comune tra questo meraviglioso vino e l’uso dei sapori sardi che ho fatto. In entrambi i casi c’è un approccio molto aperto, attuale, moderno. Poco incline a percorrere la strada del solito, del già visto, del già assaggiato.”

Continua Chef Filippo – “È lo stesso atteggiamento che abbiamo in comune io e la cantina Audarya: stiamo cercando di tenerci lontani dai soliti luoghi comuni. La tradizione può essere rivisitata, anzi deve. Si possono prendere i sapori cui siamo abituati e mischiarli, creando nuovi gusti che però siano coerenti con la tradizione, rassicuranti. Non stupitevi dunque se troverete del pecorino sardo insieme alle arselle: via i pregiudizi e assaggiate.”

“Il Camminera? L’ho assaggiato prima ancora di incontrare i due titolari della cantina, Salvatore e Nicoletta, e anche qui ho trovato una meravigliosa assonanza tra la passione di questi due ragazzi e questo vino. Si gusta subito una voglia di novità che poi si ritrova nella cantina, nelle cose che questi ragazzi fanno e dicono. Mi ci sono ritrovato immediatamente.”

La tua cucina?

“È non accontentarsi mai.” – risponde immediatamente – “Non l’ho mai fatto nella mia vita e non lo faccio certo nella mia cucina. Anche nel piatto più basico che c’è si può e si deve dare qualcosa in più. Tutti devono poter eseguire la propria interpretazione, figuriamoci uno chef.
Io la voglio fortemente la mia interpretazione, ogni piatto deve essere “secondo me”. È quello che voglio fare davvero, la Mia cucina… sì con la M maiuscola.”

L’esperienza di MasterChef?

“Innanzitutto una sfida con me stesso, le mie paure, l’idea di mettersi in gioco davanti a tutti. Poi, l’inizio di tutto. Ci sono arrivato dopo anni di studio, di corsi professionali di cucina. Ma non è stato un punto d’arrivo, semmai di partenza. Lì ho capito cosa avrei potuto fare della mia vita: seguire la mia passione. E l’ho fatto. Anche i giudici di MasterChef mi hanno incoraggiato in questa scelta, ma soprattutto devo ringraziare mia moglie Francesca e le mie bambine: hanno accettato questo cambiamento, l’avere il marito ed il papà ogni sera al ristorante a cucinare e mai con loro. Hanno capito e sono le mie prime tifose: sono loro i miei veri giudici.”

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